Per aiutarti a prepararti al Summit Trauma, Attaccamento e Resilienza, abbiamo raccolto qui una selezione di contenuti: nuovi video su YouTube in italiano, articoli e concetti chiave. L’idea è quella di consentire a tutti di partecipare al Summit con sufficienti informazioni di base e riferimenti, per facilitare l’apprendimento e l’integrazione.

Qui troverai definizioni accessibili e riferimenti affidabili per i concetti chiave che spesso emergono durante i nostri summit. L’idea è quella di aiutarti a seguire più facilmente gli interventi, anche se stai scoprendo alcuni concetti, approcci o strumenti per la prima volta.

Il trauma è una ferita psicologica: un’esperienza altamente stressante, spaventosa o angosciante che eccede la nostra attuale capacità di integrarla emotivamente.Può trattarsi di un singolo evento (incidente, aggressione, catastrofe, ecc.) o di esperienze ripetute e croniche (trascuratezza, violenza, abusi, insicurezza prolungata, ecc.).

Ciò che costituisce un trauma non è tanto “ciò che è accaduto”, cioè l’evento traumatico in sé, quanto le sue conseguenze sulla persona, in particolare la disregolazione del sistema nervoso (ipervigilanza, congelamento, intorpidimento, dissociazione, ecc.). Per questo motivo, il senso di sicurezza, l’immagine di sé, la capacità di regolare le emozioni e la capacità di relazionarsi con gli altri possono essere interrotti in seguito a un trauma.

Pertanto, una stessa situazione non traumatizza tutti allo stesso modo; il contesto, le risorse disponibili e il supporto ricevuto ne modificano significativamente l’impatto.

Il trauma complesso si riferisce a una forma di esposizione traumatica ripetuta, prolungata o cumulativa, spesso vissuta in contesti in cui la persona si sente intrappolata, impotente o non protetta. È spesso legato a traumi relazionali (ad esempio, trascuratezza, abusi psicologici o fisici, abusi sessuali, intimidazioni, instabilità cronica, insicurezza familiare) e di solito si verifica nell’infanzia o nell’adolescenza (sebbene possa svilupparsi anche in età adulta).

I traumi complessi sono caratterizzati non solo dalla gravità degli eventi, ma anche dalla loro durata e dagli effetti sullo sviluppo del bambino: il senso di sicurezza, la fiducia, l’attaccamento, l’immagine di sé e la capacità di autoregolazione ne risentono. Quando queste esperienze si ripetono senza un sostegno sufficiente, possono avere un impatto duraturo sul sistema nervoso, sulla regolazione emotiva e sulle relazioni.

Il Trauma dello Sviluppo si riferisce a esperienze ripetute e/o prolungate di stress o trauma durante l’infanzia (spesso all’interno della famiglia), come trascuratezza, abuso (fisico, sessuale, emotivo) o un clima di avversità cronica. Può includere l’esposizione alla violenza in casa (violenza domestica, abusi) o nella comunità (guerra, sfollamento, insicurezza, traumi legati all’esilio).

Un fattore chiave è il contesto relazionale: il trauma dello sviluppo si verifica quando un bambino è esposto a uno stress schiacciante e la figura di attaccamento non aiuta a ridurre questo stress o ne è essa stessa la fonte. Il bambino viene quindi lasciato da solo ad affrontare lo stress, senza una sufficiente co-regolazione, il che può avere un impatto duraturo sullo sviluppo del suo senso di sicurezza interiore.

Poiché si verifica durante le fasi chiave dell’infanzia, il trauma evolutivo può avere un impatto sullo sviluppo generale, compreso l’attaccamento, la regolazione emotiva e comportamentale, la cognizione (attenzione, apprendimento, funzioni esecutive) e l’autostima.

Bessel van der Kolk e altri hanno proposto l’idea di un “disturbo da trauma dello sviluppo” per descrivere meglio le presentazioni cliniche associate all’esposizione precoce e cronica al trauma.

Le ACE o Esperienze Infantili Avverse si riferiscono a eventi e condizioni stressanti o traumatiche vissute durante l’infanzia che possono avere effetti duraturi sulla salute e sullo sviluppo di un individuo: 

  • forme di abuso (verbale/emotivo, fisico, sessuale)
  • Trascuratezza (non sentirsi amati, mancanza di cure, mancanza di sicurezza materiale: cibo, vestiti puliti, ecc.)
  • Disfunzioni familiari (genitori con disturbi mentali, dipendenze, violenza domestica, separazione/divorzio, abbandono, incarcerazione di un genitore, ecc.)

Le ACE sono diventate un punto di riferimento importante grazie al famoso “ACE Study”, lanciato nel 1995 in California, basato su un’ampia coorte di adulti (più di 15.000 persone). Questo studio ha dimostrato una forte correlazione tra il numero di ACE e il rischio, successivamente nella vita, di:

  • problemi di salute mentale
  • comportamenti a rischio per la salute
  • gravi malattie fisiche
  • mortalità precoce.

Più alto è il punteggio ACE, maggiore è il rischio.

Le esperienze infantili avverse sono comuni, anche in popolazioni relativamente privilegiate, il che ha contribuito a rendere le ACE un punto di riferimento centrale per comprendere il legame tra infanzia, stress cronico, trauma e salute generale.

Oggi si parla di ACE in senso più ampio, includendo anche la povertà, il razzismo, la violenza nella comunità, l’insicurezza, ecc.

Tuttavia, le ACE non spiegano tutto e non predicono il destino di un individuo. I fattori protettivi (sostegno, attaccamento sicuro, sicurezza, comunità, accesso alle cure, risorse) possono alterare significativamente l’impatto.

Il PTSD o disturbo post-traumatico da stress è un disturbo che può svilupparsi dopo aver vissuto o assistito a un evento traumatico. È generalmente caratterizzato da quattro tipi di sintomi principali: intrusioni, evitamento, cambiamenti nel pensiero e nell’umore e iperattivazione. Il PTSD viene diagnosticato quando questi sintomi persistono nel tempo e causano un disagio significativo o difficoltà nel funzionamento quotidiano.

Il C-PTSD o disturbo post-traumatico da stress complesso include i sintomi del PTSD, ma il più delle volte si verifica dopo traumi ripetuti o prolungati, in particolare traumi relazionali e/o impossibili da eludere: violenza domestica, abusi ripetuti, grave trascuratezza, sfruttamento, prigionia, tortura, guerra, ecc. Oltre ai sintomi classici del PTSD, il C-PTSD comporta difficoltà più persistenti nella regolazione emotiva, nell’immagine di sé e nelle relazioni.

Il trauma sistemico (o strutturale) si riferisce alla sofferenza e all’insicurezza prodotte o perpetuate da sistemi sociali (leggi, politiche, norme, organizzazioni) che creano o perpetuano disuguaglianza, emarginazione, sfruttamento e oppressione. Questo tipo di trauma è spesso cronico e cumulativo: può derivare, ad esempio, dall’esposizione ripetuta alla discriminazione, alla precarietà, all’insicurezza, all’esclusione o alla violenza, con conseguenze sulla salute mentale e sul corpo.

Il trauma istituzionale si riferisce più specificamente alle lesioni legate alle istituzioni (scuole, ospedali, sistema giudiziario, servizi di protezione dell’infanzia, polizia, università, aziende, ecc.) quando diventano fonti di pericolo, umiliazione, mancanza di protezione o ritraumatizzazione.

Il trauma collettivo si riferisce all’impatto psicologico e sociale di un evento traumatico su un gruppo, una comunità o un’intera società. Non è solo l’accumulo di sofferenza individuale: è anche un attacco ai legami, ai valori condivisi e al senso di appartenenza. 

Il trauma storico, spesso associato all’idea di trauma intergenerazionale, si riferisce alle ferite emotive e psicologiche cumulative subite da un gruppo esposto a traumi massicci (colonizzazione, schiavitù, genocidio, sfollamento forzato, apartheid, violenza politica, guerra, ecc.). Non riguarda solo il passato, ma persiste, anche perché alcune comunità continuano a sperimentare forme di oppressione, precarietà o discriminazione, che possono riattivare la ferita e ostacolare la guarigione.

L‘attaccamento è un termine clinico che si riferisce al legame psicologico ed emotivo duraturo tra due esseri umani. Nella teoria dell’attaccamento di Bowlby, si riferisce principalmente al legame che si sviluppa tra un bambino e le persone che lo accudiscono: un legame in cui il bambino cerca la vicinanza e si sente più sicuro in presenza di quella persona.

L’attaccamento non è amore in senso romantico: è un sistema di sopravvivenza e di regolazione. Quando un bambino si sente in difficoltà, si rivolge a una figura di attaccamento per ottenere rassicurazione, conforto e protezione. Nel corso del tempo, queste esperienze ripetute formano una base interna sicura o meno, basata sulla sensazione di: “Posso contare sull’altra persona? Sono importante? Il mondo è un posto abbastanza sicuro per me?”.

In genere vengono descritti quattro stili di attaccamento principali:

  • Sicuro (fiducia, regolazione emotiva, comunicazione più diretta)
  • Ansioso (paura di perdere il legame, iperattivazione)
  • Evitante (ritiro, autonomia difensiva, minimizzazione dei bisogni)
  • Disorganizzato (un misto di approccio e paura, spesso legato ad ambienti imprevedibili o spaventosi).

Uno stile di attaccamento non è una condanna a vita: i nostri legami possono evolvere, è possibile riparare le ferite dell’attaccamento e possiamo anche avere stili diversi a seconda delle nostre relazioni e dei periodi della nostra vita

L’IFS (Internal Family Systems), o Sistemi Familiari Interni, è un approccio terapeutico sviluppato da Richard C. Schwartz (Phd) negli anni Novanta. Si basa su un’idea semplice: il nostro mondo interiore è composto da diverse parti (sub-personalità, aspetti di noi stessi) e da un “Sé” centrale e compassionevole in grado di portare coerenza e connessione al sistema.

L’approccio IFS vede la mente come naturalmente multipla, e questa molteplicità come sana. Come in una famiglia, alcune parti possono essere spinte a ricoprire ruoli estremi (controllo, evitamento, intorpidimento emotivo, sacrificio, ecc.) per proteggere il sistema, soprattutto dopo ferite o traumi. L’IFS non cerca di eliminare queste parti, ma di comprenderle e di ripristinare un rapporto più equilibrato con esse.

Il cuore del lavoro è l’accesso al Sé, uno stato interiore intatto di presenza e leadership. Questo Sé è riconosciuto principalmente da otto qualità (le cosiddette “8 C” in inglese): calma, chiarezza, curiosità, compassione, coraggio, creatività, fiducia (confidence) e connessione. Da questo luogo di leadership del Sé, possiamo connetterci con le parti, aiutarle a liberarsi dai loro fardelli e riarmonizzare il sistema interno, che sostiene anche la qualità delle nostre relazioni con gli altri.

L’IFS è un approccio non patologizzante utilizzato in contesti clinici e come quadro di comprensione nello sviluppo personale, nel counseling, nell’educazione, nella mediazione e nel coaching. Le “5 P” sostengono l’approccio IFS: presenza, prospettiva, pazienza, giocosità (playfulness), persistenza.

La Teoria Polivagale (PVT – Polyvagal Theory) è un quadro teorico sviluppato dal neuroscienziato Stephen Porges per comprendere meglio come il sistema nervoso autonomo, e in particolare il nervo vago, influenzi i nostri stati interni, le emozioni, i comportamenti e la capacità di entrare in contatto con gli altri. Deb Dana è stata determinante nel rendere i concetti della PVT applicabili nella pratica.

La neurocezione è un concetto chiave della PVT: il nostro sistema nervoso analizza continuamente il nostro ambiente (a livello subconscio) per rispondere a una domanda fondamentale: “Sono al sicuro?” e regola automaticamente le nostre risposte.

Quando il sistema nervoso percepisce sicurezza, favorisce l’ingaggio sociale. Quando invece percepisce pericolo, attiva le risposte di sopravvivenza. La PVT ci aiuta quindi a capire che molte reazioni (ansia, agitazione, congelamento, dissociazione, ritiro, ecc.) sono principalmente adattamenti neurobiologici. La nostra fisiologia passa quindi da uno stato all’altro a seconda della sicurezza o del pericolo percepito:

  • Vagale Ventrale (sicurezza): presenza, connessione, curiosità, capacità di apprendere e cooperare; questo è lo stato di ingaggio sociale.
  • Simpatico (mobilitazione): lotta/fuga, ipervigilanza, agitazione, rabbia, ansia; il corpo si prepara ad agire.
  • Vagale Dorsale (immobilizzazione, congelamento, shutdown): ritiro, collasso, intorpidimento, dissociazione; il sistema “va in stand-by” quando non è possibile agire.

Si parla di regolazione quando il sistema nervoso può passare agevolmente da uno stato all’altro a seconda della situazione, senza bloccarsi. La disregolazione, invece, si verifica quando il sistema si blocca in modalità di sopravvivenza, spesso dopo un trauma, uno stress prolungato o un sovraccarico ripetuto: le reazioni diventano sproporzionate rispetto al presente e diventa più difficile essere presenti e connessi, sia per sé stessi che nelle relazioni.

La PVT sottolinea che la connessione è un bisogno fisiologico. La co-regolazione corrisponde allo scambio (spesso implicito) di segnali di sicurezza tra due sistemi nervosi, attraverso il contatto visivo, la voce, le espressioni facciali e la postura. Stare con una persona (o un animale) che ci fa sentire al sicuro e impegnarsi con gli altri in attività come cantare, ballare, giocare insieme, ecc. sono tutte forme di co-regolazione e modi potenti per tornare a uno stato di sicurezza.

In relazione a questi stati, la finestra di tolleranza descrive la zona di attivazione in cui rimaniamo capaci di pensare, sentire, scegliere e rimanere connessi. Al di fuori di questa zona, siamo in:

  • Iperattivazione (dominante simpatica): ansia, panico, agitazione, rabbia, pensieri rapidi.
  • Ipoattivazione (dominante dorsale): ritiro, stanchezza, tristezza, intorpidimento, dissociazione.

In terapia come nella vita di tutti i giorni, la PVT ci invita a spostare la domanda “Cosa c’è che non va in me?” a “In quale stato si trova il mio sistema nervoso e di cosa ha bisogno per tornare a uno stato di maggiore sicurezza?”. 

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) è uno strumento psicoterapeutico sviluppato alla fine degli anni ’80 dalla dottoressa Francine Shapiro, inizialmente per aiutare a trattare il PTSD. Nella terapia EMDR la persona è invitata a connettersi brevemente a una memoria traumatica (immagini, emozioni, convinzioni, sensazioni corporee) mentre riceve una stimolazione bilaterale (movimenti oculari, picchiettamenti alternati, suoni alternati). L’obiettivo è ridurre la carica emotiva associata al ricordo e promuovere una rielaborazione più adattiva.

Somatic Experiencing® (SE) è un approccio terapeutico orientato al corpo sviluppato da Peter A. Levine (Phd), per aiutare a risolvere gli effetti di traumi e stress lavorando con il sistema nervoso e non solo con la narrazione.

L’idea centrale è che dopo un evento travolgente, il corpo può rimanere bloccato in modalità di sopravvivenza. La SE mira a ripristinare la naturale capacità di autoregolazione guidando la persona a prestare attenzione, in modo molto graduale, alle proprie sensazioni interne e ai microsegnali del corpo. Gli schemi legati al trauma trattenuto nel sistema nervoso possono risolversi gradualmente, mentre la persona viene sostenuta nel completare le azioni difensive che erano state interrotte al momento dell’esperienza traumatica.

L’esperienza somatica aiuta le persone a essere e a sentirsi incarnate in modo sicuro, a ridurre il peso del trauma e a recuperare maggiore stabilità, presenza e vitalità.

La Psicoterapia Sensomotoria (SP- Sensomotory Psychotherapy) è un approccio alla psicoterapia orientato al corpo, sviluppato negli anni ’80 da Pat Ogden (Phd). Combina la terapia del dialogo con un’attenzione particolare alle sensazioni, alla postura, al movimento e all’attivazione (arousal) fisiologica, poiché i traumi e le ferite da attaccamento spesso lasciano tracce nel corpo e nella narrazione.

La psicoterapia sensomotoria aiuta le persone a osservare ciò che accade “qui e ora” nel loro corpo (tensione, impulsi, intorpidimento, agitazione, ecc.), a regolare l’attivazione e a ritrovare un senso di sicurezza interiore. 

Questo approccio mira anche a riattivare in modo graduale e sicuro le risposte di difesa incomplete per ridurre la disregolazione e la dissociazione. La psicoterapia sensomotoria aiuta a collegare il corpo, le emozioni e le cognizioni in modo che la guarigione non sia solo “compresa” ma anche incarnata.

L’EFT (Emotional Freedom Techniques – Tecniche di Liberazione Emotiva), nota anche come ‘tapping’, è una tecnica mente-corpo utilizzata per placare emozioni difficili, pensieri intrusivi, stress o ansia.

In termini pratici, consiste nel concentrarsi su un problema (un’emozione, un ricordo o una preoccupazione) e picchiettare con la punta delle dita una serie di punti di agopressione (su mano, viso e petto), ripetendo brevi frasi relative a ciò che si sta provando. I punti utilizzati sono gli stessi dell’agopuntura, ma senza l’uso di aghi.

La mindfulness si riferisce a una forma di attenzione e consapevolezza: la capacità di essere coscienti di ciò che accade dentro di sé (sensazioni, emozioni, pensieri) e intorno a sé, qui e ora.

Jon Kabat-Zinn la definisce come una presenza che nasce dal “prestare attenzione, intenzionalmente, al momento presente, senza giudizio”. Non si tratta di “sgombrare la mente”, ma di osservare con apertura e curiosità l’esperienza così com’è, di essere consapevoli dei nostri schemi abituali e quindi di vivere meno con il pilota automatico. La gentilezza e la compassione verso sé stessi e gli altri sono aspetti fondamentali. 

La mindfulness può essere coltivata attraverso la meditazione, ma anche nella vita di tutti i giorni (ad esempio, mangiare, ascoltare, camminare essendo pienamente presenti). È stata ampiamente promossa in ambito sanitario attraverso programmi come l’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), ovvero il metodo per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza creato da Kabat-Zinn nel 1979, per insegnare alle persone come affrontare meglio lo stress e la sofferenza. 

David Treleaven (Phd) ha lavorato a lungo sulla Mindfulness informata dal trauma, così come Christine Forner.

Il Breathwork, o lavoro sul respiro, si riferisce a un insieme di tecniche di respirazione consapevole e controllata utilizzate essenzialmente per il rilassamento, la meditazione o a scopo terapeutico.

In concreto, si tratta di pratiche dolci (respirazione diaframmatica, respirazione lenta, coerenza cardiaca, ecc.) o di metodi più intensi, talvolta basati su una iperventilazione volontaria, che possono indurre stati alterati di coscienza.

L’idea principale è quella di agire sul corpo per influenzare il proprio stato interno. Modulando il ritmo, la profondità o le pause, queste pratiche sono efficaci per sostenere la regolazione del sistema nervoso e delle emozioni, calmare la risposta allo stress, ridurre l’ansia e migliorare la chiarezza e la capacità di essere presenti.

Here’s the full program of this Trauma, Attach(e)ment & Resilience Summit and the guests who’ll be sharing their knowledge and expertise with you.

Please note: this program is provided for informational purposes only and is subject to change (schedules, order of talks, speakers). We invite you to consult the updated program on this page and to check your emails as the Summit approaches and during the event.

🌍 Times are listed in Paris time. Find all the times according to your location by clicking here.

Ti presentiamo il programma completo di questo Summit Trauma, Attaccamento e Resilienza e gli ospiti che condivideranno le loro conoscenze e competenze.

Attenzione: il programma è fornito solo a scopo informativo ed è soggetto a modifiche (orari, ordine degli interventi, relatori). Ti invitiamo a consultare il programma aggiornato su questa pagina e a controllare la tua e-mail all’avvicinarsi del Summit e durante l’evento.

🌍 Gli orari sono indicati in base all’ora di Parigi. Trova tutti gli orari in base alla tua posizione cliccando qui.

18:00: Linda Thai

L’impatto collettivo e transgenerazionale del genocidio e della cancellazione

20:00: Bessel van der Kolk & Licia Sky (preregistrato – durata: 1 ora e 30 minuti)

Il corpo accusa il colpo nella pratica: fare esperienza della guarigione dall’interno verso l’esterno

16:30: Frank Anderson

La benedizione e la maledizione dell’Intelligenza Artificiale nella terapia del trauma


18:00: Céline Gréco

Affrontare i maltrattamenti infantili: prevenzione e guarigione nella salute mentale dei bambini e degli adolescenti

14:00: Bethany Brand

Trovare un terreno solido. Superare gli ostacoli nel trattamento del trauma


16:00: Stephen Porges

Non tutti i traumi sono uguali: introduzione al trauma sentinella


19:00: Pat Ogden

L’intelligenza del corpo come forza curativa


21.00: Resmaa Menakem

La conversazione che non vorresti avere sulla razza. La nostra responsabilità nei confronti dei figli dei nostri figli dei nostri figli.

14:00: Mike Niconchuk

Insicurezza: esplorare la sicurezza sociale e incarnata in ambienti avversi


16:00: Efu Nyaki

Guarire il trauma per creare più spazio per la pace e la gioia nel mondo.


19.00: Dawson Church

Un cervello resiliente in un mondo caotico – Sfruttare la neuroplasticità per sviluppare la resilienza


21:00: Ana Gomez

Sistemi di difesa e di autoprotezione nei bambini e negli adolescenti con traumi evolutivi.

14:00: Lisa Morgan

Sostegno in caso di crisi e prevenzione del suicidio per le persone autistiche.


16:00: Sat Dharam Kaur

Un approccio compassionevole alla dipendenza


19:00: Vimalasara

“Pensieri tossici” – Liberarsi dai propri pensieri


21:00: Bob Schwarz

EFT basata sul modello polivagale – Una risorsa per la pratica clinica e l’autoregolazione

14:00: Stephan Konrad Niederwieser

Chi siamo veramente: oltre la vergogna e il rifiuto di sé. Il Modello Relazionale NeuroAffettivo, NARM®, un approccio umano al trauma dello sviluppo.


16:00: Kai Cheng Thom

L’impatto sociale del trauma: dalle polarizzazioni individuali a quelle sociali.


19:00: Staci Haines

Colmare il divario tra trasformazione personale e sociale in un mondo traumatizzato


21:00: Deb Dana

Dalla sopravvivenza alla sicurezza: una prospettiva polivagale

14:00: Britt Wray (preregistrato)

Ansia climatica e eco-dolore – Impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale


16:00: Tamala Floyd

Intrecciare l’IFS con la saggezza ancestrale per guarire il trauma intergenerazionale


19:00: Jorina Elbers

Il cuore come risorsa potente, spesso nascosta, per la guarigione dal trauma


21:00: Rick Hanson

Guarire le ferite dell’infanzia nelle nostre relazioni adulte

14:00: Dafna Lender

Essere un genitore abbastanza buono non dipende solo dalla teoria dell’attaccamento


16:00: Kathy Steele

Vergogna cronica, trauma cronico e dissociazione


19:00: Ruth Cohn

Attaccamento evitante, abbandono e il dilemma della sessualità


21:00: David Kessler

Il lutto: liberarsi dalla sofferenza e trovare un senso

16:00: Eric Binet

Rabbia dissociata nel corso dello sviluppo: dalla prima infanzia all’età adulta


18:30: François le Doze (durata: 1 ora e 30 minuti)

Dagli stati dell’ego alla dissociazione strutturale – Come il nostro cervello si adatta all’assenza di sicurezza relazionale 

17:00: Dick Schwartz & Jeanne Cantazaro (durata: 1 ora e 30 minuti)

Come il modello IFS può supportare la vita quotidiana e nutrire relazioni familiari e intime sicure

18:00: Boris Cyrulnik (durata: 1 ora e 30 minuti; in diretta da Marsiglia!)

Dopo il trauma: cosa ci unisce, cosa ci guarisce, cosa ci rende umani


Hai domande sull’organizzazione del Summit?
Qui rispondiamo alle domande più frequenti (accesso, orari, repliche, interpretazione, assistenza, ecc.) Una risorsa utile per aiutarti a goderti il Summit in tutta tranquillità, concentrandoti su ciò che conta di più.

Si. Tutti gli interventi del Summit 2026 Trauma, Attaccamento e Resilienza sono accessibili gratuitamente in diretta, basta registrarsi.

Gli orari sono raggruppati per giorno e in base al tuo fuso orario e sono aggiornati su questa pagina dedicata.

Il programma di riferimento è quello visualizzato in fondo a questa pagina: clicca qui. In caso di modifiche, la versione più aggiornata sarà sempre quella presente sul sito web di Quantum Way.

Ogni giorno riceverai un’e-mail con il link Zoom (e informazioni utili) per accedere agli interventi del giorno. Ricordati di controllare la posta in arrivo, la cartella spam e la scheda “Promozioni”.

Per trarre il massimo beneficio dalle conferenze, si raccomanda di:

  • Aggiornare Zoom (computer o app mobile).
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È possibile che si verifichi un leggero ritardo all’inizio, soprattutto quando un gran numero di persone si connette contemporaneamente. In questo caso, attendere qualche istante e tenere aperta la finestra di Zoom. La sessione inizierà non appena la sala sarà completamente operativa.

Il Summit è disponibile in sette lingue: Francese, inglese, spagnolo, italiano, tedesco, polacco e rumeno. Per scegliere la lingua (nell’applicazione Zoom):

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Sì, i Replay Pack danno accesso a tutti gli interventi! Il Discovery Pack offre l’accesso gratuito alle repliche per 6 settimane, mentre l’Unlimited Pack vi permette di guardare e riguardare i discorsi innumerevoli volte, per sempre, permettendo anche di accedere ai documenti condivisi dai relatori (slide o diagrammi) e a una scheda riassuntiva per ogni discorso.

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